Domenica 12 agosto 2018

LETTURE: 1 Re 19,4-8; Sal 33; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51

Dal vangelo secondo Giovanni

In quel tempo, i Giudei si misero a mormorare contro Gesù perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo». E dicevano: «Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre? Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?».

Gesù rispose loro: «Non mormorate tra voi. Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Sta scritto nei profeti: “E tutti saranno istruiti da Dio”. Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me. Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre. In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna.

Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo»

 

‘’Caricarci della croce per servire Dio e i fratelli nella logica del vangelo’’

A cura di don Antonio Agnelli, accompagnatore spirituale Acli Cremona

Di fronte alla auto-presentazione che Gesù fa di se stesso come cibo spirituale totalmente superiore al dono della manna nel deserto, la reazione degli ascoltatori, diventa mormorazione. Nel vangelo di Giovanni è sempre indirizzata contro Gesù, vuole screditare la sua origine divina, manifestando quindi incredulità. L’atteggiamento negativo nei suoi confronti è comunque fondata su una evidenza concreta: egli afferma di essere colui che è disceso dal cielo ma è possibile verificarne l’origine umana. Esiste nel cuore del mistero cristiano una debolezza, voluta dalla libertà divina che  può diventare scandalo per la ragione umana. Gesù non si presenta nella forza, nella spettacolarità degli eventi, ma fa capire che lui è il Verbo eterno entrato a vivere la sua dipendenza dal Padre dentro le coordinate della storia umana, scegliendo la strada della umiltà, del nascondimento, del rifiuto del potere che si impone. Egli vive, povero tra i poveri e annuncia il regno di Dio a un popolo che prima lo accoglie e poi lo rifiuterà gridando che lo si condanni al supplizio della croce.

Significative  e attuali ancora, sono le indicazioni che nel 1999, san Giovanni Paolo II, ci offriva nella esortazione Ecclesia in Asia, sulla vita e missione di Gesù.

Le Scritture attestano che Gesù visse una vita autenticamente umana. Quel Gesù che proclamiamo unico Salvatore, ha camminato sulla terra come Uomo-Dio in pieno possesso di una natura umana. Nato da Madre Vergine negli umili dintorni di Betlemme, fu bisognoso di cure come gli altri bambini, soffrendo pure il destino di rifugiato, per sfuggire l’ira di un crudele governante (cfr Mt 2, 13-15). Fu soggetto a genitori umani che non sempre comprendevano il suo agire, ma dei quali egli ebbe piena fiducia e ai quali amorevolmente obbedì (cfr Lc 2, 41-52). Costantemente in preghiera, visse in intima relazione con Dio, al quale si rivolgeva chiamandolo Abbà, « Padre », con sconcerto di quanti lo ascoltavano (cfr Gv 8, 34-59).

Fu vicino ai poveri, ai dimenticati e agli umili, dichiarandoli veramente beati, perché Dio era con loro. Sedette a mensa con i peccatori, assicurando che alla mensa del Padre c’era un posto anche per loro, se si allontanavano dalle loro vie peccaminose per ritornare a Lui. Toccando gli impuri e lasciandosi toccare da essi, fece loro comprendere la vicinanza di Dio. Pianse per un amico morto, restituì vivo alla madre vedova un figlio morto, accolse con benevolenza i bambini e lavò i piedi ai suoi discepoli. La divina compassione non era mai stata così immediatamente accessibile.

Malati, storpi, ciechi, sordi e muti, tutti sperimentarono guarigione e perdono al suo tocco. Scelse come suoi più stretti compagni e collaboratori un insolito gruppo in cui dei pescatori erano al fianco di esattori di tasse, zeloti insieme con persone inesperte della Legge, e vi erano anche alcune donne. Venne così a crearsi una nuova famiglia, sotto l’accogliente e sorprendente amore del Padre. Gesù predicava con semplicità, usando esempi tratti dalla vita di ogni giorno per parlare dell’amore di Dio e del suo Regno; e le moltitudini riconobbero che parlava con autorità.

Tuttavia, fu accusato di essere un bestemmiatore, uno che violava la sacra Legge, un pubblico mestatore che doveva essere eliminato. Dopo un processo basato su false testimonianze (cfr Mc 14, 56), fu condannato a morire come un criminale sulla croce; abbandonato e umiliato, sembrò uno sconfitto. Fu velocemente sepolto in una tomba presa a prestito. Ma il terzo giorno dopo la sua morte, nonostante la vigilanza delle guardie, la tomba fu trovata vuota! Gesù, risorto dai morti, apparve in seguito ai discepoli prima di ritornare al Padre, dal quale era venuto.

Con tutti i cristiani, noi crediamo che questa singolare esistenza, da una parte così ordinaria e semplice, dall’altra così mirabile e avvolta nel mistero, ha introdotto nella storia umana il Regno di Dio e ha « immesso la sua potenza in ogni aspetto della vita umana e della società afflitta dal peccato e dalla morte ».Mediante le sue parole e le sue azioni, specialmente la sua passione, morte e risurrezione Gesù ha adempiuto la volontà del Padre di riconciliare con se stesso l’umanità, dopo che il peccato originale aveva introdotto una frattura nel rapporto tra il Creatore e la creazione. Sulla Croce egli ha preso su di sé il peccato del mondo – passato, presente e futuro. San Paolo ricorda che noi eravamo morti per i nostri peccati e la morte di Cristo ci ha riportato alla vita: « Con lui Dio ha dato vita anche a [noi][…] perdonandoci tutti i peccati, annullando il documento scritto del nostro debito, le cui condizioni ci erano sfavorevoli » (Col 2, 13-14). In questo modo la salvezza è stata sancita una volta per tutte. Gesù è il nostro Salvatore nel senso pieno del termine perché le sue parole e le sue opere, specialmente la sua risurrezione dai morti, lo hanno rivelato come il Figlio di Dio, il Verbo preesistente, che regna per sempre come Signore e Messia.

Credere in tutto questo ci obbliga ad aprirci, come Gesù stesso ci indica, alla stessa azione di Dio Padre che apre il nostro cuore ad accogliere la sua azione e rivelazione nella fragilità, nella povertà, nel perdere la vita per il regno di Dio, non cercando gloria, onore, fama, carriera potere, visibilità, ma solo caricandoci della croce per servire Dio e i fratelli nella logica del vangelo.  Noi non possiamo vedere Dio, l’unico che l’ha visto è proprio Gesù, perché proviene dal Padre che in lui ci offre, misericordia e vita eterna.

Solo aderendo a lui e seguendo le sue orme, vivremo da veri figli di Dio, consanguinei di Gesù unica nostra salvezza.

Tutto questo però implica modificare il nostro stile di vita e di comprensione della realtà. Ci impone di far entrare nella storia attraverso la nostra fede, preghiera, vita sacramentale, la totale adesione a Cristo, pane vivo che il Padre ci offre per alimentare in noi la speranza e l’amore, per vincere l’aridità e a volte la fatica, lo sconforto dentro situazioni che sembrano sconfiggere la logica del regno di Dio.