“Ecogiustizia subito per il Sito d’Interesse Nazionale di Terni-Papigno, la cui bonifica, dopo oltre 20 anni, procede a rilento e a macchia di leopardo con appena l’1% dei 625 ettari di terreno bonificati (dati MASE). Non sono state sufficienti le attività che si sono susseguite in questi anni di caratterizzazione ambientale, di rimozione di terreni contaminati e di gestione delle discariche e degli edifici industriali dismessi e nemmeno l’avvio di progetti di bonifica innovativi come il fitorimedio dell’ex discarica di Papigno. È urgente velocizzare tempi e incrementare le risorse per tutelare la salute della cittadinanza ancora esposta a contaminazioni di suolo, aria e falde da amianto, PCB, polveri e metalli. Solo una bonifica completa e definitiva potrà permettere al territorio, noto come la ‘Manchester Italiana’, di riconvertire la propria eredità industriale, coniugando competitività, innovazione e tutela ambientale”.
È questo l’appello accorato che lanciano ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica, Legambiente e Libera nell’ambito della quarta tappa a Terni della II edizione della campagna nazionale “Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato”, che attraversa i luoghi simbolo di un’Italia segnata da inquinamento e disuguaglianze ambientali e sociali. Le associazioni hanno coinvolto la cittadinanza in un flashmob questa mattina, nei pressi del campo da calcio di Papigno (località di Terni): vestiti da calciatori hanno simulato una partita di calcio per denunciare le lungaggini della bonifica del SIN che ancora rendono inaccessibile il polo ricreativo-sportivo – situato nel perimetro del sito – punto di riferimento nella Valnerina. Nel pomeriggio previsto un secondo flashmob (alle ore 15:30 in Piazza della Repubblica a Terni) e, alle ore 16:00, un’assemblea pubblica con la firma del “Patto di Comunità” presso Palazzo Spada, contenente le richieste delle associazioni per la messa in sicurezza e la transizione ecologica del territorio. Oltre alle associazioni promotrici sottoscriveranno il patto di comunità altre realtà locali – tra cui Il Castello di Papigno, il Comitato SOS Verde pubblico Terni, Mi rifiuto, Pensare il domani e pro Natura Terni APS – che si impegnano a monitorare attivamente lo stato di avanzamento dei lavori relativi al SIN.
Le richieste delle associazioni: 1) Sollecitare tutte le azioni per pianificare e attuare la bonifica del SIN Terni-Papigno, mantenendo attivo un tavolo di partecipazione tra istituzioni e cittadinanza, finalizzato a: sviluppare un piano generale di bonifica con un cronoprogramma dei ripristini ambientali, la messa a punto di una carta georeferenziata digitale delle aree di indagine e la comunicazione annuale dei dati sulla salute delle persone residenti. 2) Monitorare, attraverso forme e modalità di monitoraggio civico, l’attuazione degli impegni istituzionali, verificando il rispetto dei tempi per le attività di bonifica, il corretto ed efficace utilizzo delle risorse, la conformità con le procedure di appalto e l’avanzamento dei piani di bonifica e riqualificazione delle aree del SIN. 3) Promuovere la riconversione industriale del SIN nell’ottica della transizione ecologica verso produzioni pulite, sicure, innovative, favorendo green jobs, in un contesto in cui oltre 8.300 imprese umbre hanno investito in progetti green tra il 2019 e il 2023 e la provincia ha registrato un calo demografico del 5% (ISTAT, 2025). A trainare il processo sarà l’Accordo di programma siglato tra Ministero delle Imprese, Regione Umbria e Comune di Terni con 1,1 miliardi di euro fino al 2028 per il rilancio del sito siderurgico di Acciai Speciali Terni (AST), da investire in efficienza energetica, sostenibilità ambientale e acciaio a bassa impronta di carbonio.
4) Stimolare la partecipazione attiva di cittadini e cittadine, associazioni e imprese per essere protagoniste in tutte le fasi: progettazione e realizzazione della bonifica, tutela della salute e riconversione industriale.
Aspetti sanitari. Secondo il sesto e ultimo studio SENTIERI, la mortalità generale e per i principali gruppi di cause per le persone residenti nel SIN è in eccesso per tutti i tumori maligni, per il tumore del polmone, della vescica, della mammella, per il gruppo di malattie glomerularie tubulo-intestinali, per insufficienze renali. E per le donne, un eccesso anche per malattie circolatorie e dell’apparato digerente e urinario.
Il SIN di Terni-Papigno. Istituito con il D.M. 468/2001, perimetrato nel 2002 e poi riperimetrato nel 2004, il SIN si estende per circa 625 ettari, comprendendo il primo tratto della media Valnerina e le Cascate della Marmore. Include una vasta zona boschiva e agricola e diversi impianti industriali storici (siderurgici, chimici, elettrici e tessili). Tra questi l’Acciaieria oggi di proprietà Arvedi, prima SAFFAT (Società Alti Forni Fonderie ed Acciaierie di Terni); un sito di archeologia industriale dell’ex stabilimento elettrochimico di carburo di calcio attivato ormai dismesso; la centrale idroelettrica di Galleto e stazioni di trasformazione e distribuzione di Endesa e Gruppo Enel, il Polo di mantenimento armamento leggero del Ministero della Difesa e diversi siti industriali dismessi (l’ex stabilimento chimico di Papigno, l’ex Jutificio Centurini e l’ex lanificio Gruber). Comprende anche discariche e zone di stoccaggio di scarti industriali, tra cui la grande discarica di Valle dell’Acciaieria e l’ex discarica di Papigno. La storia giudCancella la cacheiziaria del SIN è segnata dalla difficoltà di applicare il principio “chi inquina paga” a causa dei frequenti passaggi di proprietà che non hanno permesso di individuare le responsabilità storiche.
Prossime tappe. La II edizione della campagna è partita il 26 novembre da Piombino (Toscana) e, dopo le tappe del 21 gennaio nell’Area industriale di Tito (Basilicata), del 24 febbraio nel Sulcis-Iglesiente-Guspinese (Sardegna) e quella odierna umbra, continuerà alla volta del Bacino del fiume Sacco (Lazio) il 15 aprile e della Caffaro di Torviscosa (Friuli-Venezia Giulia) il 14 maggio. Con l’iniziativa le associazioni, oltre a chiedere l’affermazione del principio di “chi inquina paga” e impegni e tempi certi per le bonifiche, ricordano che la contaminazione di suolo e falde dipende anche dalla gestione impropria di sostanze chimiche tossiche e pericolose; per questo chiedono una revisione più trasparente ed efficace del regolamento europeo REACH (2006), unico strumento capace di controllare e limitare l’uso delle sostanze chimiche nocive per ambiente e salute.










