Le Acli di fronte alla globalizzazione

udienza del 27 aprile 2002, conclude il suo discorso ai «fratelli e sorelle delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani, chiamati a essere nuovamente le api operaie della dottrina sociale della Chiesa, strada maestra per rispondere alle grandi sfide dell’età contemporanea».
Gli aclisti, per valori condivisi e per pratiche sociali consolidate, mai arroccati in trincee, sono impegnati dalle aree di frontiera della loro presenza sociale a cogliere in anticipo quanto matura nell’economia, nel mondo del lavoro e nei mutamenti sociali, culturali e religiosi.
I convegni di Vallombrosa dei primi quattro anni del nuovo secolo sono emblematici al riguardo.
Nel 2000: “Il destino del lavoro nell’era di internet”; nel 2001, “Verso la democrazia associativa. Il cittadino globale tra solitudine e rinascita della comunità”; nel 2002, “Il Welfare che verrà. La nuova frontiera dei diritti nel tempo della globalizzazione”; nel 2003 “Vivere la speranza nella società globale del rischio”, che costituisce una riflessione a più voci sui rischi e le sfide della globalizzazione, ma anche sulle risorse della società, a partire da nuovi stili di vita dei cristiani, per ricomporre l’unità della famiglia umana.
Ma non si tratta di una svolta: le ACLI fin dagli anni Cinquanta hanno esperienze europee e internazionali, costruendo una presenza organizzativa e una rete di servizi per i lavoratori italiani emigrati, maturando in questo modo la conoscenza di popoli diversi.
A partire dagli anni Sessanta, anche a seguito della pubblicazione dell’enciclica di Giovanni XXIII Pacem in Terris e della Populorum Progressio di Paolo VI, le ACLI sviluppano una sensibilità e un interesse sempre più forte per i grandi temi del disarmo, del dialogo, della pace e dello sviluppo dei paesi del Terzo mondo.
Nei decenni a noi più vicini, nel contesto di un mondo multipolare e della nuova drammatica divisione non più tra Occidente e Oriente, ma tra Nord e Sud del globo, per le ACLI il progetto di umanizzare l’economia e l’affermazione della democrazia e della giustizia sociale devono confrontarsi con le sfide della globalizzazione e, prima ancora, con le opportunità ma anche i vincoli dell’Unione Europea.
Le ACLI con il XXI Congresso di Bruxelles dell’aprile 2000, lanciano un programma all’insegna dello slogan Osare il futuro. Già nel 1996 era stata creata la FAI, Federazione Acli Internazionali.
Le ACLI dei vari paesi diventano, almeno formalmente, autonome e federate, impegnate tutte a rilanciare una coraggiosa politica sociale in Europa.
Nei paesi dove operano, soci e utenti dei servizi non sono più esclusivamente di origine italiana, ma cittadini residenti e migranti, che condividono l’idea di una politica a servizio della gente e si impegnano a costruirla.
L’esperienza associativa sviluppata negli anni dell’emigrazione e l’integrazione sempre maggiore nei paesi di residenza sollecitano un nuovo e più forte impegno nella società, operando per una convivenza civile che superi confini e diversità di lingue, culture e fedi religiose, per poter realmente globalizzare la solidarietà.
Con il XXIII Congresso Nazionale del 2008 “Migrare dal ‘900, abitare il presente e servire il futuro”, le ACLI del XXI secolo si impegnano a definire un nuovo e più inclusivo modello di cittadinanza e a costruire la polis globale.

A cura dell’Archivio storico delle ACLI

[dt_vc_list style=”2″]” target=”_blank”>ticolare, il fenomeno della globalizzazione, che è il nome nuovo della questione sociale, impone di fare ogni sforzo per far convergere le forze in campo verso un autentico spirito di fraternità. Lo stretto legame tra la dimensione locale e quella globale richiede, in particolare ai Paesi più favoriti, forme di responsabilità nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Tale responsabilità si dovrà manifestare ormai con urgenza anche nei confronti delle risorse della terra e della salvaguardia del creato. Sta anche in questo il senso profondo dell’invito, più volte ripetuto, a globalizzare la solidarietà».
In questi termini papa Giovanni Paolo II, in una affollata e partecipata 
75 ANNI DI FUTURO
LE ACLI FEDELI AL LAVORO